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Mura di Padova La Colonna Massimiliana Guida storica |
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Errata e Addenda
Errata corrige
p. 17, paragrafo "Le iscrizioni", quartultima riga: risalitre, leggi: risalire
p. 35, seconda riga: organizzanndo, leggi: organizzando
p. 51, seconda didascalia, terza riga: rimeline, leggi: timeline
p. 61, prima riga: ara andato, leggi era andato
p. 61, didascalia, sesta riga: (Foto Andrea, aggiungi: Calore)
p. 73, ultima riga: meonibus, leggi: moenibus
p. 74, terza riga: anno stes salutis, leggi: anno salutis
Addenda
Materiali di qualche interesse che non hanno trovato posto nella sezione Documenti e fonti del volume.
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Il gustoso testo che segue è tratto da un breve racconto della vicenda dell'assedio del 1509 scritto da un militare e prolifico saggista, il cui obiettivo principale sembra quello di esaltare il ruolo dei padovani rispetto agli ingrati veneziani e ai mercenari dell'esercito, atteggiamento evidente anche quando parla della Colonna Massimiliana. Che peraltro afferma essere stata eretta addirittura nel 1840. Anche se è ragionavole l'ipotesi che l'inziative di erigere la colonna sia stata padovana.
Capitano Vittorio Rossetto, I Padovani, Padova e il Bastione della Gatta (1509), Tipografia e Libreria Editrice Antoniana, Padova, 1931
«Non Venezia, che pure dalla vittoria al bastione della Gatta ebbe la sua salvezza, e che di tal vittoria non ha un solo segno di pubblica ricordanza gratitudine, ma Padova ricordò il grande avvenimento che costituisce una pagina di gloria nella storia cittadina e, in prossimità del bastione della Gatta, ha eretta una colonna nel di cui piedestallo, dettata dall’epigrafista conte Carlo Leoni, è scolpito:
[vedi trascrizione a p. 29, ma con AGGRESSIONE]
La colonna era stata eretta per volontà del popolo nel 1840 e recava nel toro del basamento soltanto la data gloriosa e nessuna parola di commento, ma appunto quel silenzio era per l'Austria, dominatrice dopo Campoformio, una spina nell'anima perché eloquentissimo monito.
Le prevedibili prossime cannonate di Montebello, di Magenta, di Solferino e S. Martino, fecero prevedere anche prossimo agli austriaci il loro ritorno in patria e i sudditi di Francesco Giuseppe (degno erede di Massimiliano) non vollero tollerare ulteriormente il ricordo della vittoria dei padovani sulle armi austriache e il generale WIMPFEN, comandante la piazza di Padova, presi gli
ordini a Vienna, nella notte del 12 Gennaio 1859, in grande mistero, fece abbattere di sorpresa la colonna.
Essa risorse nel 1866 con la annessione del Veneto alla unificata Italia e sta a ricordare che Venezia deve esclusivamente all'eroismo dei padovani se poté, dopo la loro gloriosa vittoria su Massimiliano, Capo della criminosa Lega di Cambrai, vivere per tre secoli indipendente avviandosi però ad una progressiva e irresistibile decadenza, illuminata solo dalla gran luce della battaglia di Lepanto del 17 ottobre 1571, decadenza conclusa dalla tragica giornata del 16 maggio 1797 in cui in piazza S. Marco fu dagli scamiciati e scalzi sanculotti di Bonaparte piantato l'albero della libertà.»
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