castello(15 aprile 2015) - Il destino del castello di Padova verrà dunque deciso fra poco più di due settimane, dall’assemblea degli undici paesi dei cinque continenti che partecipano al progetto del radiotelescopio SKA, che sceglierà la sede del quartier generale del progetto fra l’osservatorio di Jodrell Bank, vicino a Manchester, e quello di Padova, che ha la sua sede storica nel castello carrarese.
Sono fuori discussione l’importanza del progetto e il conseguente enorme prestigio che ospitarne la sede porterebbe alla nostra città. Così come logica e legittima è la richiesta da parte dell’Osservatorio di Padova di poter disporre di una ulteriore, (molto) consistente porzione di castello per ospitarne laboratori e uffici. Nel castello l’Osservatorio “abita” da due secoli e mezzo, ne ha acquisito un’ulteriore porzione solo pochi anni fa (la "casa del monizioniere") ed è in comunicazione con la sede del Dipartimento di Fisica e Astronomia, sita nell’adiacente edificio ex Rizzato.
Ma accogliere la richiesta, al di là del parere del MiBACT, che ha tuttora in consegna il complesso, di proprietà demaniale, e che in questi anni vi ha investito in termini culturali ed economici in tutt'altra direzione, è una scelta culturalmente sbagliata, che l’Amministrazione comunale avrebbe dovuto evitare, respingendola con cortese fermezza. Magari suggerendo piuttosto, a due passi dal castello, e molto più facilmente accessibile, il grande complesso della caserma Piave, la cui prossima dismissione è nota da tempo, dove lo spazio abbonda (coperto e scoperto, con ampi e comodi parcheggi) e il prestigio storico non manca (un ex convento domenicano con chiostro quattrocentesco, una ex cavallerizza cinquecentesca...).
Concedendo eventualmente qualche sala nel castello per la sede di rappresentanza, qualora un chiostro quattrocentesco non fosse risultato adeguato.
Per il castello le aspettative e le promesse erano ben altre e prima di ridimensionarle sarebbe stato opportuno aprire un dibattito pubblico, in cui proposte alternative potessero essere valutate e discusse.
Si dice che l’ala sud è di scarso interesse, priva com’è di affreschi o altre attrattive artistiche. E che le ali est e nord, in epoca carrarese adibite a funzioni residenziali e di rappresentanza, potranno essere ugualmente adibite a usi museali e culturali.
Ma è chiaro che destinare a laboratori e uffici metà del volume disponibile, riduce drasticamente la possibilità di creare nel castello un polo turistico-culturale rilevante, ospitandovi esposizioni permanenti e mostre temporanee, supportate da strutture di servizio adeguate.
Perché in realtà non si sta parlando soltanto dell’ala sud, come si è letto sui giornali. Lo schema pubblicato sul sito del progetto (www.skatelescope.org) rivela infatti che al quartier generale SKA verrebbero assegnati anche tutti gli edifici esterni a sud, chiesa compresa, e alcuni a est. Giusto metà dello spazio disponibile, inclusi gli edifici che dovevano ospitare proprio le strutture di servizio.
Se poi la corte venisse adibita a parcheggio, come il progetto prevede (accessibilità e disponibilità di posti auto sono parametri fondamentali per la scelta del sito), l'idea stessa di recupero e valorizzazione del castello ne risulterebbe irrimediabilmente compromessa.
La recente presentazione, presso la Soprintendenza Archeologica, degli esiti delle ultime campagne di scavo ha dimostrato una volta di più come il castello carrarese sia stato una reggia prestigiosa, che la città e, senza esagerare, il mondo hanno il diritto di conoscere. Senza dimenticare la penuria di spazi espositivi di cui Padova da sempre soffre, costretta a organizzare mostre importanti in spazi angusti, come ai Musei Civici, o inadeguati, come il Salone. Proprio l'ala sud del castello sarebbe ideale per quest'uso, con i suoi ambienti di diverse e ampie dimensioni disposti su tre piani.
La salvezza del castello, la sua restituzione alla città, l’idea di metterlo al centro del suo futuro culturale, non è solo, come in troppi amano credere e far credere, la fissazione di una persona, Andrea Colasio, che molto si è spesa per il suo recupero: è un tassello fondamentale della ricostruzione di un’identità, che la città di Padova sembrava aver perduto e che sta lentamente riconoscendo.
Da un’amministrazione che mostra finalmente di comprendere il valore di contenuto e immagine, e di conseguenza il potenziale di attrazione turistica, delle mura cinquecentesche, ci aspettiamo la stessa lungimiranza nei confronti del castello, che in una qualsiasi altra città diventerebbe il fulcro di un serio programma di valorizzazione culturale.
Non lo si può trattare come un qualunque grande edificio in cui collocare non importa cosa, alla sola condizione che chi vi entra abbia i soldi per curarne sistemazione e manutenzione, per potersene poi dimenticare e pensare ad altro.
Il progetto SKA, per quanto importante e prestigioso, non può nascere sulle spoglie di un patrimonio culturale che appartiene alla città.

 

Nella foto aerea (caricata il 28 marzo 2015 dal sito www.skateleskope.org):

- in ROSSO - l'attuale sede del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Università
- in BLU - l'attuale sede dell'Osservatorio INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica)
- in VERDE - la possibile futura sede del quartier generale del progetto SKA, secondo la proposta dell'INAF

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Rassegna stampa sull'argomento

 

(25 aprile 2015) - Il comunicato è stato pubblicato oggi dal Gazzettino, accanto ad un ulteriore servizio sul progetto