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Mura medievali, canale di S. Sofia e casa Breda Stampa E-mail


12 dicembre 2009

visita guidata - in collaborazione con la Società Archeologica Veneta

 

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La visita organizzata da Comitato Mura e Società Archeologica Veneta sabato 12 dicembre 2009 ha ripercorso idealmente, con la guida di Adriano Verdi prima e poi di Andrea Ulandi, un tratto delle mura intermedie, o della seconda cerchia.

Il tratto oggetto della visita, in particolare, è quello che andava da Porciglia (alla fine della via omonima) ai Gesuiti (oggi area dell'Ospedale), lungo il percorso del Canale di S. Sofia, purtroppo interrato nel 1874-75, per essere più tardi sostituito dalle rotaie della Veneta Ferrovie, ma ancora oggi sostanzialmente leggibile nel suo percorso, coincidente con le odierne vie Falloppio e Morgagni.

Il muro, parte delle difese esterne della città per meno di un secolo, rimaneva poi come difesa interna quando, negli anni settanta del Trecento, veniva realizzato un nuovo tratto che circondava il borgo di Ognissanti andando a costituire, assieme all'analogo ampliamento a sud (S. Croce), la terza cerchia. Questo muro si staccava da quello preesistente poco a sud della porta di Porciglia (in fondo alla via omonima) che rimaneva dunque aperta verso l'esterno della città, per ricongiungersi ad esso presso il ponte Peocioso (dove oggi è la rotonda all'angolo dell'Ospedale giustinianeo), dove si apriva una delle due porte rimaste a mettere in comunicazione Ognissanti con la città, assieme a quella di S. Sofia, davanti al ponte omonimo (vedi più avanti).

Nulla è rimasto di visibile in superficie, ma i partecipanti hanno avuto la rara possibilità di vedere, nello scantinato di casa Breda (dietro all'abside di S. Sofia), un breve tratto di un grosso muro, conservato per un paio di metri in elevato, con tutte le caratteristiche di quello comunale, ovvero a corsi alternati di mattoni e pietre approssimativamente squadrate, allineato al fronte della casa lungo via S. Mattia (a cui fa da fondazione) e di spessore notevole, anche se ancora non accertato, non essendo stati fatti scavi nella strada: un arco aperto trasversalmente nel muro, probabilmente un condotto per una canaletta che entrava in città, lo taglia per un paio do metri di profondità, fin sotto la strada, sussistono quindi pochi dubbi sul fatto che si tratti di mura di difesa.

Il fatto che sia allineato con via S. Mattia non deve sorprendere, dato che l'esistenza stessa della via, il cui percorso è sicuramente antico, non si giustificherebbe se le mura fossero state allineate con via Falloppio, già canale di S. Sofia. Su una vecchia carta l'area fra il canale e l'odierna via S. Mattia è indicata come marezzana.

Il muro è stato "scoperto" durante i recenti lavori di restauro dell'edificio, grazie alla rimozione di tre grandi cisterne per il combustibile da riscaldamento che lo nascondevano. Nel tratto finale verso via Altinate, da esso si stacca, conservato per un breve tratto, un muro di spessore minore che potrebbe essere l'attacco del recinto esterno della porta che si apriva un tempo davanti al ponte, sull'asse dell'attuale via Altinate, proprio all'esterno di casa Breda.

Nell'angolo nord est del sotterraneo si conserva infine anche parte della spalla del ponte di S. Sofia, che attraversava il canale omonimo.

Le cantine di casa Breda sono dunque una piccola ma importantissima area archeologica, individuata ed esaminata dalla Soprintendenza in occasione dei recenti restauri dell'edificio, per i quali Andrea Ulandi, nostra guida per questa parte del percorso, aveva a suo tempo curato la ricerca storica. Non è normalmente accessibile, ed è stato possibile visitarla grazie alla gentilezza e alla disponibilità dell'attuale proprietaria che ringraziamo calorosamente.

Per chi ha perso l'occasione, qualche foto e il consiglio di leggere il breve saggio di Giampaolo Candiani Alcune notizie sulle mura di Padova, in Archeologia Veneta, XXIX-XXX, 2006-2007, la cui prima parte è dedicata all'argomento.

Il pomeriggio è poi proseguito con la visita a Ca' Lando, la corte cinquecentesca realizzata per volere del patrizio veneziano Marco Lando e per opera del nipote Pietro, per ospitare dodici famiglie numerose e in condizioni economiche disagiate.

Nella ex chiesa l'associazione Dadi ha offerto un piccolo spettacolo che illustrava storia e vita nella corte e Vittorio Dal Piaz ha concluso la giornata fornendo ai visitatori alcuni brevi cenni sulla rilevanza storica del complesso e sui recenti interventi di restauro.

 

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