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Nel 1195 il Comune di Padova dà inizio alla costruzione delle nuove mura, a difesa del nucleo centrale della città, quello racchiuso nell'insula, anticamente formata dalla prima ansa del Meduacus, ma ormai delimitata dai due rami del Bacchiglione, noti in epoca moderna come Tronco Maestro e Naviglio interno (quest'ultimo oggi in gran parte tombinato, sotto le attuali riviere Tito Livio e Ponti Romani), che ancor oggi si separano all'altezza del castello e si ricongiungono all'esterno delle Porte Contarine.
In realtà quella che viene tramandata come "costruzione" è piuttosto un'opera di razionalizzazione e integrazione delle difese realizzate in precedenza in tempi diversi: il tratto superstite di riviera Tito Livio, che si sompone di due muri affiancati costruiti in epoche diverse, sta a dimostralo.
Della cerchia comunale sopravvivono oggi pochi tratti, che affiorano qua e là come facciata o come muro posteriore delle abitazioni che vi si sono addossate nel corso dei secoli, soprattutto lungo riviera Albertino Mussato, via Tolomei e riviera Mugnai e poi ancora in largo Europa (sotto la torre medoacense), in riviera dei Ponti Romani (all'interno di un negozio di articoli sportivi) e in riviera Tito Livio. I due tratti meglio conservati sono però quelli che delimitano i lati sud e ovest del castello, anche se poco visibili dall'esterno.
Delle quattro porte regales indicate dal cronista trecentesco Giovanni da Nono ci rimangono Porta Altinate e Porta dei Molini, più una quinta, presto dimenticata, perché inglobata nell'ampliamento ezzeliniano del castello e riscoperta solo di recente. Il da Nono la elenca fra le altre quindi ci porte minori, come porta "del castello". Delle quindici porte minori, a parte quella del castello, sopravvovono poche vestigia, ritrovate di recente, della porta di S. Fermo.
Sempre in epoca comunale furono poi realizzati in momenti diversi altri tratti di mura, spaldi e terrapieni, all'esterno della cinta primitiva: all'inizio della dominazione ezzeliniana, nel 1238, è ad esempio già attestato un tratto a sud, lungo il canale delle Acquette, con una porta verso Prato della Valle. Fra la fine degli anni '50 e i '70 del Duecento viene costruito un muro del spaldo a occidente, che poi prosegue a cingere l'area della chiesa della Trinità (più tardi Coalonga), in un processo di continuo ampliamento delle fortificazioni, ad inglobare le successive aree di espansione della città, processo che continuerà e si completerà in epoca carrarese, dando luogo al complesso delle "tre cinte di mura" ricordate dagli annalisti.
 
Le mura comunali: a sinistra nella veduta di "Padova circondata dalle muraglie vecchie" del Dotto e a destra evidenziate sulla pianta del Valle
Per le informazioni storiche essenziali sulle mura comunali vi rimandiamo al relativo capitolo della Storia in breve.
Una trattazione più ampia si trova nella prima parte di Le muraglie vecchie di Padova
Per ulteriori approfondimenti, il testo di riferimento rimane a tutt'oggi: - Le mura ritrovate. Fortificazioni di Padova in età comunale e carrarese, a cura di Adriano Verdi, Panda Edizioni, Padova 1987 e 1989.
Per qualche dato più aggiornato e un panorama sulla Padova medievale consultare anche: - I luoghi dei Carraresi, a cura di Davide Banzato e Francesca d'Arcais. Canova, Treviso 2006.
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