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Novità su reggia e "traghetto" nel palazzo ex Anselmi restaurato Stampa E-mail

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26 marzo 2010 - Terminati i lunghi lavori di restauro, seguiti ad una ancor più lunga e complessa vicenda che lo ha visto rischiare di finire in mani private, è stato finalmente riaperto Palazzo Anselmi, in via Arco Valaresso, ora proprietà della Fondazione Cariparo (e rinominato "Casa della rampa carrarese" denominazione che lascia quantomeno perplessi). Per il momento si è trattato di un'anteprima per la stampa, che sarà seguita sabato 27 e domenica 28 da un'apertura al pubblico, solo per visite guidate e limitatamente al piano terreno, in occasione delle giornate del FAI, cui il Comitato Mura presta la sua collaborazione.

La notizia è importante perché il palazzetto e i corpi di fabbrica annessi racchiudono e fino ad ora nascondevano al loro interno un piccolo, sconosciuto tesoro: un brano edilizio importante per la storia padovana nel suo periodo di maggior fulgore, quello della signoria carrarese. Si tratta della rampa di accesso al famoso traghetto, il percorso pensile di collegamento fra la cosiddetta reggia carrarese e il castello, realizzato da Ubertino da Carrara, contestualmente alla costruzione dei due palazzi che costituivano il nucleo della curia carrariensis.

L'esistenza della rampa era già stata intuita anni fa, grazie all'inequivocabile sequenza di archi digradanti che si potevano vedere all'interno del muro che dà su via Arco Valaresso, ma il restauro, progettato e diretto dalla Studio Associato Ingegneria e Architettura Nicolini, e coordinato dall'architetto Claudio Rebeschini, non solo ne ha finalmente fornito le prove definitive, ma ha pure aggiunto nuovi importanti dettagli prima sconosciuti perché inglobati e nascosti nelle murature successive.

Dettagli che sono oggi in buona parte visibili, grazie a un restauro molto attento, con soluzioni pensate proprio allo scopo di rendere comprensibile la situazione trecentesca pur mantenendo i volumi ricavati successivamente attorno ad essa.

Smontato il pavimento del camminamento si è trovato lo spazio sottostante riempito di terra, rimuovendo la quale sono affiorati i resti del piano inclinato della rampa: nel restauro il volume fra il piano inclinato e il pavimento del camminamento, che è stato ripristinato, è stato lasciato vuoto, adeguatamente illuminato e reso visibile da una finestra all'interno dell'edificio.

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Fin qui quello che era prevedibile si trovasse, perché, come detto, gli archi erano visibili e già rilevati molti anni fa (vedi A. Verdi, La reggia carrarese). La vera novità consiste invece nella scoperta che la rampa non era rettilinea per tutta la sua lunghezza, come era quella analoga le cui tracce sono state ritrovate dagli archeologi all'altro capo del percorso, nel castello, ma iniziava in direzione nord-sud, per poi compiere un angolo retto verso ovest (e poi, girato l'angolo con la torretta, proseguire vero nord e infine ovest sul traghetto propriamente detto). Le tracce si possono oggi vedere in una fila di mattoni inclinati, l'inizio della rampa, trovati sotto il livello pavimentale attuale e ora protetti da un vetro, e in resti evidenti del parapetto, prima invisibili perché inglobati nelle murature del palazzetto.

Sono anche stati messi in luce, all'interno del corpo nord dell'edificio, gli archi dell'altro accesso al traghetto già noto, quello in quota, dalla loggia del palazzo di ponente (oggi dell'Accademia Galileiana), già visibili dalla corte dell'Accademia. Sopra uno di essi, si sono trovati anche i resti di un merlone con finestrella ad arco, che ancora conserva parte della decorazione geometrica a fresco, confermando che quelli analoghi che si vedevano nella muratura dal lato corte dell'Accademia sono effettivamente i merli del parapetto del traghetto (o perlomeno del suo tratto iniziale interno alla reggia).

Molto altro ci sarebbe da dire, ma è opportuno attendere la prossima pubblicazione del volume che chi ha lavorato ai restauri sta curando e che sicuramente riserverà ulteriori spunti e fornirà nuovi dati per una migliore comprensione dell'area e dell'aspetto originario del traghetto.

(testo e foto di Ugo Fadini)


Clicca sulle immagini per ingrandirle (altre immagini potranno essere aggiunte nei prossimi giorni)

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