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La complicata estate delle mura Stampa E-mail

Il Mattino 9 agosto(6 settembre 2018) - Non riusciamo sempre ad aggiornarvi tempestivamente con tutte le notizie, buone e meno buone, che, ormai quasi settimanalmente, riguardano le mura, direttamente o meno. Notizie non sempre positive. Le avrete lette sui giornali, ma vale la pena di tornarci su, per riassumere quelle più rilevanti e proporvi qualche breve considerazione.

La voragine al torrione della Gatta

Partiamo dalla notizia più “piccola”, in sé non buona, per i suoi esiti immediati, ma con possibili risvolti positivi. Riguarda la voragine scoperta ai giardini della Rotonda, sul bastione della Gatta di viale Codalunga, sotto la vasca della fontana addossata alla torre dell’acquedotto. Forse provocata dal maltempo, forse già presente, ma invisibile fino a fine luglio. Nulla di terribile, come il termine voragine potrebbe far pensare, in questi tempi di disastri annunciati: semplicemente un vuoto, che si apre interamente sotto la vasca, saldamente fissata alla torre, come un balcone, quindi non dipendente dal terreno che le sta sotto per il suo sostegno. Dietro la vasca era installato lo schermo per la rassegna estiva del CUC Cinema 1. E qui sta l’aspetto decisamente negativo: per ovvie precauzioni di sicurezza, è stato vietato l’accesso al bastione, di conseguenza la rassegna è stata sospesa e poi definitivamente annullata. Spiace davvero, per un’attività di qualità, del tutto compatibile con la salvaguardia, la visibilità e la fruibilità del bastione, ci auguriamo quindi che tutto possa tornare presto alla normalità, anche se per quest'anno sarà troppo tardi.

Il lato positivo dell’accaduto è che ha permesso e stimolato alcuni ragionamenti sulla possibilità che all’interno del terrapieno del bastione si possano essere conservati gli ambienti interni, sia che si tratti di due casematte separate, sia che siano costituiti da un unico ambiente a forma di V, sul modello del torrione dell’Arena, come ha proposto, sulla base di una serie di indizi documentali, Adriano Menin del gruppo Speleologico Padovano CAI, presente da subito sul posto, assieme a noi del Comitato Mura e al personale tecnico del Settore Edilizia Monumentale. Ci sono in particolare un paio di foto del cantiere del serbatoio, che mostrano un passaggio ad arco, che pare dare accesso a un vano, ancora esistente sotto il terrapieno e non interessato dalle demolizioni, almeno fino al momento in cui le foto sono state scattate, nel 1925.

Al momento in cui questa nota è stata stesa (luglio), nulla di concreto è ancora emerso: l’osservazione con una telecamera calata all’interno della voragine non ha fornito alcuna indicazione utile, tutto attorno non si vede che terra, mentre si stanno esaminando i risultati della successive indagini georadar e microsismiche. Staremo a vedere.


Il futuro dei restauri

La seconda notizia, che ci ha raggelati, è quella relativa alla decisione del governo di sospendere, per due anni, il finanziamento dei progetti che avevano partecipato al Bando per la riqualificazione delle periferie: non quelli finanziati dal primo stanziamento di circa mezzo miliardo di euro, ossia quelli effettivamente vincitori del bando, poco meno di un quarto dei partecipanti, ma tutti gli altri, per i quali il finanziamento era stato deciso in una seconda fase. In questo secondo gruppo rientrano i progetti per Padova, che comprendono il restauro di un primo esteso settore delle mura, per un ammontare di circa sei milioni di euro, ma anche altri interventi importanti, sul castello carrarese e molto altro. I progetti di questo secondo gruppo sono quelli che ora vengono messi in forse. Anche perché non è chiaro se davvero si tratti soltanto di un posticipo di due anni o sia il preludio a una cancellazione definitiva del finanziamento, sia pure nell’ambito di un riassetto delle disponibilità finanziarie per i Comuni, i cui meccanismi non risultano al momento ben chiari.

Il provvedimento, contenuto nel cosiddetto decreto Milleproroghe, già approvato dal Senato, deve ancora passare al vaglio della Camera e nel frattempo i comuni interessati (di ogni colore politico, è bene precisarlo) si stanno attivando per convincere il governo e il parlamento a riconsiderare una decisione che metterebbe a dura prova la tenuta dei bilanci di un centinaio di comuni. Ma il rischio è grosso, perché, nel caso delle mura di Padova, i denari del bando costituiscono circa tre quarti del costo degli interventi già programmati e per i quali i progettisti stanno per presentare i progetti esecutivi e si stanno elaborando i bandi per le gare di appalto (il resto, come noto, è costituito dai contributi della Fondazione Cassa di Risparmio e, in piccola parte, da fondi propri del Comune). Per inciso, i progetti esecutivi andranno comunque pagati, che si proceda o meno alla loro realizzazione.

Difficile oggi prevedere come andrà a finire. La linea del sindaco Giordani e degli assessori competenti, Andrea Micalizzi per le mura e Andrea Colasio per il castello, è quella di procedere secondo i piani e la cosa non può che rassicurarci, ma la preoccupazione resta forte.


Intanto la nuova pediatria...

Nel frattempo continua il dibattito sulla nuova pediatria, che sembra incontrare difficoltà ben maggiori della nostra contrarietà, indicata dal direttore generale Flor come l'origine di presunti ritardi (leggi l'alrticolo del 7 luglio). Le polemiche di questi giorni evidenziano invece, una volta di più, la mancanza di coordinamento fra i diversi soggetti, che ha portato a una scelta assai discutibile, che finirà per scontentare tutti e non solo chi, come noi, cerca soltanto, disperatamente, con la sola forza delle idee, di difendere da un ulteriore sfregio una città degna di una politica più attenta al complesso dei suoi bisogni e non improvvisata alla giornata, sull’impulso di urgenze, reali e concrete, sarebbe da irresponsabili negarlo, ma che diventano puntualmente tali proprio per la mancanza di un minimo di lungimiranza.


... e il Selvatico...

Discorso che si può estendere anche alla parallela vicenda che riguarda la messa in sicurezza e la ristrutturazione degli edifici che ospitano il Liceo Artistico Pietro Selvatico (leggi l'articolo del 5 maggio), in parte storici e di grande qualità, in parte indegni della scuola che dovrebbero tornare a ospitare (al momento tutta l’attività didattica è trasferita nella succursale di via Belzoni e in altra sede provvisoria, per l’inagibilità del complesso). Anche qui c’è (ci sarebbe...) un delicato rapporto con le mura e le acque di Padova da tener presente, ma c'è anche un rapporto ancor più complesso fra i diversi attori, che rende difficile oltre il necessario, forse impossibile, una scelta serena della soluzione migliore per tutti, che permetta di mantenere la scuola nella sua sede storica, ridando al contempo vera dignità a quella sede, degradata nel corso dei decenni da edifici di scarsa qualità e carattere intenzionalmente provvisorio.

Non smetteremo di batterci perché la ragione, alla fine, prevalga...


Intorno alle mura si lavora...

Mentre succedeva tutto questo, iniziavano dei lavori che ci auguriamo non provochino altri danni. Molti avranno notato movimenti di terra e gli elementi di una tubazione di notevoli dimensioni "parcheggiati" nella fossa, sotto le mura, nel tratto dell'ex macello, lungo via Gattamelata. APS deve realizzare un nuovo collettore, che, secondo il progetto che ci è stato illustrato, verrà "nascosto" sotto il livello attuale della fossa. Una volta terminati i lavori e ricresciuta l'erba, in teoria non si dovrebbe notare alcuna differenza rispetto a oggi, salvo la presenza di una piccola struttura emergente, ci assicurano poco invasiva, nei pressi di via Cornaro. La condotta però incontrerà, là dove le mura piegano verso l'interno in corrispondenza del ponte delle gradelle di San Massimo, un sostegno antico, molto probabilmente cinquecentesco, perché è presente in tutta la cartografia storica. I lavori saranno seguiti dagli archeologi e dalla Soprintendenza, quindi ci auguriamo che, se la struttura risultasse effettivamente antica, si trovi una soluzione perché non venga danneggiata: si tratterebbe infatti dell'unico conservato a Padova.

Terremo gli occhi aperti!

Qui sotto, lavori in corso lungo via Gattamelata, visti dal torrione Buovo a fine luglio.

 

Ma dentro alle mura non succede molto

Le mura non sono state certo fra le protagoniste delll'estate padovana e non ci consola che lo sia stato invece, e giustamente, il castello con il suo festival. Interrotta la rassegna cinematografica al torrione della Gatta, trasferiti all'Alicorno e concentrati in pochi giorni i Giardini Sospesi, che per anni avevano animato e mantenuto accessibile e pulito il baluardo Santa Croce, oggi in stato di apparente abbandono dopo un intervento di restauro da poco concluso, lo stesso Alicorno, bellissimo e perfettamente praticabile come spazio teatrale è rimasto largamente sottoutilizzato. Aggiungiamoci pure la mancanza, quest'anno, del museo multimediale (ma, conclusa la fase di sperimentazione, tornerà l'anno prossimo, e, ve lo possiamo anticipare, tornerà per restare). A parte l'attività remiera e turistica sul Piovego, che ha ovviamente coinvolto il tratto di mura che lo accompagna, e poche sporadiche iniziative, l'unico spazio che abbia ospitato un'attività regolare è stata porta San Giovanni, grazie a XeArte.

Certo, c'è stato un casuale accumulo di singole situazioni in parte imprevedibili (la voragine ai giardini della Rotonda), in parte conseguenza di precedenti decisioni poco lungimiranti (il costo a suo tempo stabilito per l'uso di alcuni spazi delle mura era eccessivo e ha scoraggiato i possibili organizzatori di manifestazioni), ma ci sono state anche decisioni poco comprensibili, (il diniego ai Carichi Sospesi della concessione dello spazio tradizionale al Santa Croce).

Ora sta per prendere avvio la nona edizione di Passaggi Artistici, alla quale anche noi collaboriamo, con la quale si chiuderà di fatto questo anno di stasi. Che ci auguriamo preluda a un deciso cambio di rotta per il 2019. Tornerà il museo, come abbiamo detto, ampliato a quattro o cinque "stazioni" e speriamo che sia il veicolo di una più costante "occupazione", almeno estiva, delle mura, con attività ovviamente compatibili, che le facciano conoscere "anche" per quello che sono, che non le nascondano facendone un semplice scenario, più o meno suggestivo, che ne facciano percepire la dimesione di grande monumento che pervade e innerva l'intera città. Indipendentemente dal fatto che vengano restaurate e imbellettate o meno, le mura "ci sono". Incrociamo le dita, ma rimbocchiamoci anche le maniche.

 
 
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