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Golena San Massimo, fatti & misfatti Stampa E-mail

processo Franzin(3 luglio 2013) - La recente udienza del processo a Elio Franzin per gli scavi in golena San Massimo e all'interno del Castelnuovo ha avuto vasta eco sulla stampa locale, grazie anche alla solidarietà mostrata nei suoi confronti da qualche esponente politico (in fondo alla pagina trovate i link agli articoli dei giorni scorsi).

A noi, al di là delle molte cose (idee, metodi, atteggiamenti) che ci dividono da lui e dai suoi Amissi del Piovego, ma che con lui condividiamo l'amore per la nostra città, sinceramente dispiace che Franzin debba subire un processo. Cose del genere dovrebbero essere risolte in altro modo e in altra sede. Vorremmo però che le regole che valgono per noi e per qualsiasi altro cittadino valessero anche per lui ed egli non seguisse sempre ciecamente quel suo irrefrenabile entusiasmo, che purtroppo si accompagna alla convinzione di essere circondato solo da mascalzoni e/o nemici.

Gli articoli però, che riportavano sostanzialmente la voce di una sola campana, contenevano una notevole quantità di affermazioni inesatte o non rispondenti alla realtà su temi e fatti che su questo sito sono stati ampiamente illustrati. Per amor di verità li ricapitoliamo brevemente, rimandando i lettori ai precedenti articoli e comunicati pubblicati sul sito per ulteriori approfondimenti (i link sono in coda al testo).

La "pulizia" della golena
Elio Franzin non è sotto processo per aver "ripulito la golena" o effettuato "lavori di manutenzione", come si dice in tutti gli articoli, ma per aver (ripetutamente) condotto scavi senza autorizzazione in prossimità e all'interno di un monumento di proprietà pubblica e per di più tutelato.

Il nome della golena
La golena San Massimo si chiama tuttora così e non "di San Prosdocimo". La richiesta di cambiarle nome è stata respinta dalla commissione toponomastica.
Fin dal Cinquecento a Padova le golene prendono il nome dal bastione più vicino. Nel caso specifico ha acquisito la denominazione di San Massimo perché con questo nome era conosciuto il bastione Buovo, o del Portello Vecchio, fra Otto e Novecento.
La golena non si è mai chiamata di San Prosdocimo nè avrebbe potuto, perché il bastione di San Prosdocimo esiste ma è dall'altra parte della città. Usare una denominazione errata, oltreché essere sciocco e antistorico, può ingenerare confusione: almeno in un caso è già successo che nella pubblicità di una manifestazione essa risultasse organizzata "al bastione San Prosdocimo", mentre si trattava del Buovo (già San Massimo).
Gli Amissi stessi l'hanno chiamata tranquillamente golena San Massimo per una trentina d'anni, prima di svegliarsi un giorno e decidere di cambiarle unilateralmente nome, senza neppure attendere il parere della commissione toponomastica. Come se ognuno potesse cambiar nome alla propria strada di propria iniziativa.

La convenzione con il Comune
La convenzione fra il Comune e gli Amissi del Piovego cui essi fanno riferimento è scaduta. Le convenzioni di questo tipo scadono dopo un determinato numero di anni, in questo caso sei, e non si rinnovano tacitamente, ma devono essere rinnovate con atto formale. Sono documenti pubblici, chiunque lo può verificare.

La "cavana"
La cavana non c'è, non esiste, non è mai stata costruita. C'è un passaggio d'acqua (che gli Amissi chiamano appunto "cavana") che avrebbe dovuto portare a una cavana o darsena interna alla rocca, che però non è mai stata realizzata, così come non fu mai completata la rocca stessa. Tutto è stato documentato dalle indagini archeologiche condotte da Stefano Tuzzato nel 2006-2007, da noi pubblicate nel volume Il Castelnuovo di Padova, la fortezza mancata.
Il passaggio d'altra parte è troppo corto per ospitare una normale mascareta, ovvero la barca che secondo gli Amissi era destinato, in quanto "cavana", ad ospitare. Tanto è vero che essi hanno sentito la necessità di prolungarlo all'interno del bastione, con una copertura in plexiglass, per installare la quale avrebbero dovuto prima ottenere l'approvazione della Soprintendenza, che non risulta sia stata richiesta.
Come la vicina porta e la postierla pedonale, il passaggio fu ritrovato murato quando fu riportato alla luce nel 1984. Era stato chiuso pochi anni dopo la costruzione, quando il progetto della fortezza fu abbandonato. Fu riaperto occasionalmente per il trasporto di materiali dentro e fuori dal Castelnuovo e richiuso. La sua riapertura in anni recenti, effettuata, almeno in parte, da ignoti "volontari", e la sua utilizzazione come ricovero di barche sono due controsensi storici; come l'abbattimento del tamponamento della postierla, sicuramente del tutto abusivo.

"Pulizia" e sicurezza dell'area
Gli Amissi e Franzin insistono molto sul lavoro di pulizia che svolgono per quanto riguarda l'alveo del Piovego iniziativa lodevole. Così come sono sacrosante le loro proteste per come viene talvolta lasciata la golena dopo manifestazioni di vario genere che vi si svolgono.
Ma dire che gli scavi per riportare in luce la cannoniera abbiano contribuito alla pulizia dell'area è un po' azzardato: lo scavo ha prodotto diversi metri cubi di terra, ammonticchiata lì attorno senza cura lungo la riva: non è un bello spettacolo e costituisce un pericolo per i visitatori, che possono mettere facilmente un piede in fallo.
D'altra parte, gli Amissi hanno anche molto insistito, in un recente passato, sul fatto che la golena sarebbe in realtà in gran parte costituita da materiale di discarica: non si sono chiesti se per caso non costituisca un pericolo lo scavare in una (presunta) discarica senza le dovute precauzioni (previste dalla legge), specialmente in prossimità di un corso d'acqua? Oppure fino a ieri sostenevano che fosse una discarica sapendo che non era vero?
Si parla di pulizia: ma qualcuno dovrebbe spiegare perché il piano superiore del torrione Buovo sia diventato uno squero e chi abbia autorizzato tale trasformazione (che non risulta essere compresa neppure nella famosa convenzione scaduta). Niente di particolarmente grave, per carità, se non fosse che spesso si sono visti nelle casematte materiali ammucchiati alla rinfusa contro le pareti (compreso un lavello), né si capisce chi dovrebbe poi pagare il vestito nuovo a un malcapitato visitatore che dovesse incappare in una verniciatura di fresco di una mascareta o altro natante.

Tutto si può fare, per carità, ma con il dovuto rispetto per i luoghi e le persone. Specialmente se si è sempre in prima fila nel protestare contro tutto e contro tutti.

Qui di seguito, partendo dal più recente, tutti gli articoli già pubblicati sugli argomenti sopra accennati (corredati di immagini):

(24 maggio 2012) - Livelli delle acque, badili e cannoniere

(15 gennaio 2012) - Una golena, la nettezza urbana, due santi e una cannoniera

(20 ottobre 2011) - Rifiuti, scavi e mura

(11 aprile 2011) - Golena San Massimo: devastazioni e scavi abusivi

(23 novembre 2010) - Franzin e la scoperta dell'acqua (calda)

(20 novembre 2010) - Ancora scavi abusivi

(15 agosto 2010) - Quegli scavi erano davvero abusivi

(18 maggio e 2 giugno 2009) - Castelnuovo, continuano i lavori abusivi

(19 marzo 2009) - Chi danneggia il Castelnuovo?

Gli articoli sulla stampa locale (cliccare per leggere)

 
 
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